Ultime Notizie

MISTICI CON GLI OCCHI APERTI

Nel giro di orizzonti  necessario all’avvio del  suo ministero in Diocesi l’Arcivescovo ha incontrato, presso il convento dei Padri  Domenicani a  Potenza, un consistente numero di religiose e religiosi, espressione di una realtà ecclesiale tanto importante quanto poco appariscente. Il confronto – promosso dal Delegato vescovile padre Gaetano Cangiano – si è tradotto in una sorta di scambio di esperienze anche perché stavolta ad appartenere ad appartenere alla vita consacrata è lo stesso Arcivescovo.

E’ un piccolo esercito quello dei religiosi e delle religiose che operano in Diocesi, nel non facile tentativo di  coniugare al meglio il  carisma originario, che giustifica la vocazione personale e della comunità di appartenenza, con le condizioni attuali della società e della Chiesa nel luogo in cui la Provvidenza li ha chiamati. Inutile dire che il drappello più numeroso è quello delle suore: poco più di una settantina, distribuite in ben quattrodici congregazioni . Tra queste, famiglie di lunga tradizione, come le Canossiane, (fondate a fine 1700) dedite al mondo della scuola, o le “Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria” ( 1860), chiamate in diocesi sin negli anni ’50 da mons. Bertazzoni e dedite oggi ad alleviare il disagio familiare offrendo assistenza a ragazze madri e a minori. Ma ci sono anche congregazioni di più recente istituzione come le “Discepole di Gesù Eucaristico” volute da mons. Delle Nocche, il “vescovo santo” di Tricarico  che impegnò le “sue” suore , nel secondo dopoguerra, sul fronte delle scuole materne per combattere la spaventosa povertà  educativatrovata nella sua piccola diocesi.  E poi – ma solo a mo’ di esempio- ci sono le sorelle  della congregazione di Maria Bambina,  che da Bergamo sono arrivare a Potenza nei mesi dell’emergenza del dopo terremoto e da allora sono rimaste a Bucaletto tra i prefabbricati divenuti nel frattempo baracche per i terremotati della vita. La novità degli ultimi tempi: un gruppo di laici consacrati , le “annunziatine”, del beato Alberione, che “hanno fatto del mondo il loro chiostro”, come recita il loro sito web. Tutte le congregazioni sono però  accomunate da una serie di problemi frutto anche della secolarizzazione galoppante dei nostri tempi: una  forte riduzione di vocazioni e l’età avanzata di quelle rimaste sul campo.  Ma c’è una significativa eccezione che merita forse un supplemento di riflessione e  riguarda le clarisse: le suore di clausura erano solo quattro quando crearono il monastero  a Potenza nel 1996, oggi sono diciotto con una età media sotto i 40 anni : una forma radicale di vita consacrata che contrariamente a quanto si crede riesce probabilmente ad affascinare di più.  E purtuttavia ferma restando l’importanza della vita contemplativa nella Chiesa, ci si può domandare forse se la presenza femminile in un servizio pastorale più attivo anche nelle parrocchie non  possa offrire un contributo determinante all’evangelizzazione.

Più strettamente legate alla pastorale diocesana, sia per tradizione che per una questione di genere, sono le congregazioni maschili. Sei in tutto : le tre famiglie francescane ( frati minori, conventuali e cappuccini),i Discepoli di don Minozzi, i Salesiani di don Bosco  e i  frati predicatori di san Domenico di Guzman. Con  la sola eccezione dei Domenicani tutti gli altri hanno assunto la responsabilità di una parrocchia. Ma anche loro sono seriamente afflitti dalla carenza di vocazioni, un problema che ovviamente non  risparmia nemmeno il clero diocesano e che interpella non solo il clero e i religiosi ma l’intero popolo di Dio.  A tentare di coordinare la galassia dei religiosi e delle religiose è da qualche anno don Gaetano Cangiano, delegato vescovile per la vita consacrata. Ed  è stato lui a presentare all’Arcivescovo le iniziative comuni : la giornata pro orantibus, la Veglia e celebrazione della Giornata mondiale della vita consacrata, l’ assemblea annuale di aggiornamento USMI e CISM, Convegno

Per l’occasione ogni congregazione ha illustrato il proprio carisma specifico, ha illustrato la normale attività ordinaria ma anche le attese per il futuro e la necessità di un coinvolgimento ancora più diretto nella vita della chiesa locale , meno settoriale e più pastorale. Tutti temi cui l’Arcivescovo si è mostrato più che sensibile venendo tra l’altro dallo stesso mondo di vita consacrata e ben consapevole delle difficoltà e delle attese che vive. Per questo ha invitato i suoi interlocutori a guardare con particolare attenzione al grande evento del Giubileo del 2025,  sollecitandoli a prendere parte  alle iniziative ‘diocesane’  a cominciare dall’ apertura Giubileo e all’ unico grande Pellegrinaggio ‘diocesano che si farà a Roma.

Articoli Correlati